C’è una cosa che ho fatto per anni e che poi ho scoperto essere molto più comune di quanto immaginassi. Ogni mattina con gli occhi ancora “appiccicati” dal sonno mi toccavo le ossa del bacino per capire se erano ancora lì, se si sentivano abbastanza. Non era un gesto drammatico o consapevole, era piuttosto un controllo veloce, quasi automatico, una specie di verifica silenziosa.
Se qualcosa non mi convinceva, partiva sempre la stessa frase: da domani mangio meno.
Per molto tempo ho pensato che fosse una cosa logica. Se il corpo non mi sembrava abbastanza “a posto”, allora significava che dovevo controllarmi di più, fare più attenzione, ridurre qualcosa.
Il problema è che quella frase non cambiava davvero quello che succedeva durante la giornata.
Molte persone sono convinte che la difficoltà stia nel mangiare troppo, ma nella pratica clinica succede molto più spesso il contrario: il problema è il modo in cui si arriva ai pasti, non la quantità finale che si mangia. Si arriva a pranzo tardi e affamati, si salta uno spuntino perché non c’è tempo, si fa una colazione veloce e insufficiente, oppure si passa tutta la giornata con la sensazione di dover “stare attenti”. A quel punto la sera diventa inevitabilmente più complicata, perché il corpo prova semplicemente a recuperar energia. Molte persone fanno controlli simili a quello delle ossa del bacino, anche se non sempre nello stesso modo. C’è chi controlla lo specchio, chi i vestiti, chi la bilancia, chi semplicemente ha la sensazione di dover ricominciare ogni volta da capo.
Molto spesso è il tentativo più semplice che abbiamo trovato per rimettere ordine quando qualcosa non torna nel rapporto con il cibo.
Quando ci diciamo “da domani mangio meno”, di solito stiamo cercando di correggere qualcos’altro.. così sono arrivata, ad un certo punto, a cominciare a pensare che il problema non fosse mangiare meno, ma capire meglio come stavo, come poter arrivare ai pasti e che tipo di giornata alimentare stavo costruendo senza rendermene conto. È un passaggio piccolo, ma cambia completamente il modo in cui si guarda al proprio comportamento alimentare.
Il punto non è smettere di controllarsi all’improvviso, ma spostare l’attenzione da “quanto mangio” a “come sto arrivando ai pasti”, perché è lì che di solito si trova la parte più interessante del lavoro da fare.